L’anno scolastico (che vedi ora dal punto di vista paterno), quello calcistico, che alle soglie della mezza età non è solo il campionato di serie A, ma anche la sfida del giovedì tra noi acciaccati quarantenni.
Ti riscaldi come si deve, già da casa, temendo strappi o altro.
Speravi ci fosse più freschino, e valuti che devi tagliare i capelli, la frangia rompe. Si parte, neanche un minuto, e l’attaccante malefico scarica un diagonale a rientrare, secco all’incrocio, così, a freddo. Già t’incazzi, perché sai che se quella prodezza balistica l’avesse fatta dopo, con te più caldo, ci avresti provato.Anche l’orgoglio ha i suoi tempi di reazione.

A questo punto hai un conto aperto con lui, con la cabala, la superstizione, ecc. La partita è scoppiettante, nonostante le panze in campo più pronunciate e qualche lingua a penzoloni. Via via funzioni meglio, il corpo ingrana. Ci arrivi di piede su un altro tiro. Fai pure una di quelle doppie parate da angoli diversi, magari  alla Garella, ma che fanno tanto bene all’ego dell’ultimo uomo. Poi, arriva la resa dei conti. Un cross in mezzo all’area, bello, teso. L’attaccante malefico la colpisce di testa a un metro da te, ma ora sei caldo, puoi giocarti la vendetta.

Le reni scattano meglio, la mano pure.
Ci arrivi, il colpo era forte, ma la smanacci quel tanto che basta per deviarla verso l’alto. Ricadi sulle chiappe e segui la palla a naso in sù, come fosse al rallenty. La vedi schizzare sulla traversa, nella parte alta, ce l’hai fatta, è fisicamente impossibile che non esca. Ma la fisica è malefica come il malefico attaccante, vedi la palla impennarsi in verticale e ritornare giù a piombo, risfiorare la traversa per un millimetro e tornare verso lo specchio della porta.
Tutti i sensi ti si allertano, capisci subito il dramma che sta per capitarti, richiami il corpo ma quel rallenty ti ha abituato troppo bene, in realtà era passata solo una frazione di secondo, e nella successiva vedi l’ombra del malefico attaccante che si abbatte come un treno sulla palla in ricaduta, ribadendola in rete, lì sopra di te inerme.
Sei un gentleman, e non riporti qui quel che urli al cielo, non essendo molto pedagogico. Ti rendi conto che sarà un’annata malefica, l’ennesima, che hai un anno in più, le chiappe ancora(te) a terra, e che la gara col malefico attaccante sarà lunga, lunghissima, infinita.
Sei l’ultimo uomo, a volte l’ultimo uomo sulla Terra. Tipo il romanzo di Matheson. Intorno a te: traverse, millimetri, rimpianti.

Se rinasco, caccio vampiri, è più semplice.

Lorenzo Calza
“Racconti dei miei giovedì sera.”

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L'anno scolastico (che vedi ora dal punto di vista paterno), quello calcistico, che alle soglie della mezza età non è solo il campionato di serie A, ma anche la sfida del giovedì tra noi acciaccati quarantenni. Ti riscaldi come si deve, già da casa, temendo strappi o altro. Speravi ci fosse...