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Il portiere odierno ed i suoi nuovi compiti

Principi tattici in fase di possesso e di costruzione bassa

Oggigiorno un portiere con struttura antropometrica ed abile da un punto di vista podalico è nettamente avvantaggiato rispetto ad un suo collega, così come un portiere che sappia calciare sia di destro che di sinistro lo è ancora di più, poiché da un punto di vista tattico e statistico, saper giocare e calciare con entrambe le estremità distali, rispetto ad utilizzare un solo arto, assicura il doppio delle possibilità e delle garanzie, non un fattore di poco conto.

Per questo il portiere, da quello che emerge da un’attenta analisi specifica del ruolo, deve sapere di tattica, deve conoscere la finta prima della ricezione, deve saper leggere la postura dei propri compagni, deve saper conoscere lo smarcamento, deve saper parare e saper giocare sotto pressione avversaria oltre che sotto pressione psicologica.

Il portiere giocata palla, al giorno d’oggi, non può più stare fermo e disinteressarsi dell’azione, perché dati numerici alla mano emerge che la squadra ha una soluzione in meno a disposizione, dunque, deve muoversi, ma non in modo casuale, in modo oculato e con un criterio di principio tattico, e soprattutto muoversi dove può essere servito, non come nell’immagine a seguire dove il portiere abbandona la porta posizionandosi in una zona momentaneamente non raggiungibile, ma soprattutto non visibile dal compagno di squadra. 

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Le richieste ed i principi di gioco dei nostri allenatori sono sempre più quelle di non buttar via palla, di gestirla e cercare il fraseggio sul corto, non andando a calciarla in profondità se non per esplicita richiesta. Compito del portiere è così quello di accrescere la propria lettura di gioco in fase di possesso, in funzione dei riferimenti variabili quali: palla, compagni ed avversari.

1) Partendo dal riferimento variabile della sfera, il portiere ha il compito di creare in collaborazione con i propri compagni di squadra un ipotetico “rombo” sul portatore di palla, al fine di garantirgli più possibilità di passaggio, dove il numero uno principalmente riveste il compito di vertice basso e sostegno in tale rombo. Come intuibile da immagine seguente, il portiere dopo aver trasmesso palla (A), si muove (B) in modo da ricreare un rombo evidenziato in giallo con i compagni di squadra.

 

 

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2) Proseguendo sul riferimento variabile dei compagni di squadra, il portiere deve porre molta attenzione alla postura del corpo del ricevente, perché in base a quella determina, allo stesso tempo, dove garantire il proprio sostegno. 

Per rendere l’idea: una postura del ricevente spalle alla porta avversaria, può presagire con alta probabilità una giocata a muro, dunque il portiere deve restare sul cono visivo del possessore, e se possibile uscire dallo specchio della porta per ricevere; diversamente una postura del ricevente aperta e parallela alla linea di fondo (come da immagine) comporta un sostegno, da parte del numero uno, con relativo spostamento laterale. Nello specifico, il portiere una volta giocata palla da rinvio dal fondo (A), avendo notato la postura del compagno di squadra aperta, si sposta lateralmente per ricevere l’eventuale passaggio di scarico (B) per poi pescare il compagno (C) alle spalle degli attaccanti avversari.

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3) Prendendo in esame l’ultimo, ma non per importanza, step, il riferimento variabile in funzione dell’avversario, il portiere deve prendere visione dei possibili sviluppi di gioco “facendo la conta” del numero degli avversari ed anche di come questi agiscono e si muovono, se con una pressione forte sui riferimenti ad uomo, oppure se tendono a chiudersi ed aspettare in trequarti. Ad esempio, nell’immagine precedente, l’avversario tende, in questo caso, ad uscire forte in pressione sui riferimenti ad uomo. 

Tutto ciò guida il portiere ad aumentare le proprie responsabilità, ed ampliare il proprio bagaglio tattico e tecnico, un fardello che non può portare avanti da solo, ma deve necessariamente condividere con la squadra. 

Oggi non basta più tenere il possesso, è troppo poco producente, perché in fondo l’obiettivo del gioco del calcio è depositare la palla nella porta avversaria. Dagli studi personalmente eseguiti negli anni, dalle analisi dei portiere nelle gare disputate, è stato constatato che il gioco podalico era spesso e volentieri troppo fine a se stesso, stucchevole, e si concludeva, per la maggiore, con un lancio lungo e la conseguente perdita del possesso.

Il possesso, in relazione alla richiesta del mister della squadra, deve avere una finalità, trasformando l’azione da noiosa a pericolosa, per di più quando l’avversario sceglie di non venire a prenderci alti ed uscire in pressione, perché (come da immagine seguente) il passaggio A-B-C-D-E- facendo ballare gli attaccanti serve davvero a poco, se non a far scorrere il cronometro.

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Il passaggio deve avere una finalità, deve guadagnare spazio, metri, invitando l’avversario ad uscire, ad aprire e lasciare libere porzioni di campo, ed è qua che diviene indispensabile un concetto: il passaggio chiave. Il passaggio chiave non è altro che quella tipologia di passaggio, che con un solo tempo di gioco, ti permette di saltare una o più linee di pressione avversaria, trovando il compagno di squadra libero in zone intermedie proprio tra le linee avversarie. Nell’esempio riportato con avversario che viene a prenderci forte in parità numerica, su ogni uomo, Il portiere pesca oltre la prima linea di pressione, con un passaggio chiave, il compagno che si è abilmente smarcato.

Dunque per poter ottenere ed arrivare ad una piena concezione tattica dei compiti del portiere in fase di possesso e di costruzione dal basso, oltre che al perfezionamento del passaggio chiave, è fondamentale che il numero uno condivida e sperimenti tali gestualità interagendo sempre di più in allenamento non solo con il proprio allenatore dei portieri, ma perfino con la squadra. Tutto ciò perché il calcio è come un tiro in porta, continua a progredire e muoversi veloce, e noi non possiamo certo stare a guardare. 

 

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